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mercoledì 11 gennaio 2012

«Carte che paion fatte col pennello»

Chiaroscuri italiani dal Cinquecento al Settecento

Gabinetto Disegni e Stampe

06-12-2011 | 11-03-2012
L’introduzione del colore nella produzione di stampe si presentò come una necessità ineludibile già all’aprirsi del Cinquecento, in parallelo con la ricerca verso una sempre più fedele riproduzione dei disegni dei grandi maestri del Rinascimento. Il chiaroscuro silografico, in grado di evocare gli effetti cromatici e materici del disegno, ebbe così immediata diffusione in Italia grazie alle sperimentazioni di Ugo da Carpi, cui l’invenzione della nuova tecnica venne riferita già da Vasari, definendo le sue stampe, per la loro straordinaria valenza mimetica, come “carte che paion fatte col pennello”. Questa felice stagione della silografia cromatica fu quindi la conseguenza dello sforzo di adesione delle tecniche incisorie agli episodi più alti della pittura contemporanea.

Una selezione di cinquanta fogli dalle collezioni del Gabinetto Disegni e Stampe invita a un percorso nello sviluppo di quello che fu insieme un fenomeno di gusto, di collezionismo, ma anche di intelligente interpretazione degli specifici valori estetici del disegno. Dall’attività di Ugo da Carpi, connessa dapprima con Tiziano a Venezia, poi a Roma con Raffaello e quindi con gli sviluppi artistici post raffaelleschi, in particolare con le opere del Parmigianino, la nuova tecnica si diffuse alla contemporanea produzione incisoria di Antonio da Trento e di Niccolò Vicentino, alle particolari sperimentazioni di Domenico Beccafumi alla metà del secolo e al revival di queste modalità grafiche nelle silografie di Bartolomeo Coriolano da modelli di Reni, nella Bologna del Seicento, e in quelle del conte Anton Maria Zanetti a Venezia, nel Settecento.

Anche su questo versante le raccolte grafiche degli Uffizi, eccezionali per l’unicità della loro storia, che radica nel gusto collezionistico della casata dei Medici, sono in grado di documentare in maniera esaustiva un fenomeno singolare tra le tecniche dell’incisione, legato al contempo allo speciale atteggiamento che la cultura figurativa toscana ebbe nei confronti delle arti del disegno. In alcuni casi è quindi possibile addirittura vedere affiancati gli originali disegni del Parmigianino, già di provenienza medicea, e le riproduzioni tramite i chiaroscuri cinquecenteschi che da quegli stessi fogli vennero tratte. La collezione può vantare la presenza di oltre la metà delle silografie a colori oggi note agli studi, e non è un caso se proprio qui, nel lontano 1956, fu organizzata la prima mostra dedicata ai chiaroscuri italiani dal Cinque al Settecento.

Enti promotori

  • Ministero per i Beni e le Attività Culturali
  • Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo museale della città di Firenze
  • Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi

Cura

Giorgio Marini

Segreteria

Maria Elena De Luca, Antonia Adamo Gulizia, Elisabetta Bandinelli Fossi

Biglietto

Ingresso con il biglietto della Galleria degli Uffizi