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lunedì 20 novembre 2017

Ambrogio Lorenzetti


Ambrogio fu uno dei più grandi pittori dell’intera Europa del secolo XIV, ma si può dire – per quanto possa sembrare un paradosso – che è un artista poco conosciuto. 
È universalmente noto come il pittore del ‘Buon Governo’, il ciclo di dipinti allegorici e dalle straordinarie visioni urbane e agresti, A Palazzo Pubblico a Siena. Ma, al di là di questo, non si conosce il pittore dall’incontenibile creatività che ha rinnovato profondamente molte tradizioni iconografiche; non si conosce l’innovatore della concezione stessa dei dipinti d’altare, il grande pittore di storie sacre, il narratore che allarga lo sguardo alla re-invezione del paesaggio e della pittura d’ambiente. 
Grazie a una serie di richieste di prestito molto mirate, (saranno esposte opere provenienti dal Louvre, dalla National Gallery, dalle Gallerie degli Uffizi, dai Musei Vaticani) la mostra intende ritessere la grande vicenda artistica di Ambrogio Lorenzetti, facendo convergere al Santa Maria della Scala tutta una serie di dipinti che, in massima parte, furono prodotti proprio per cittadini senesi e per chiese della città. 
Potranno così tornare a vivere idealmente, grazie ai frammenti superstiti, anche cicli di affreschi un tempo molto famosi ma distrutti, come quelli dell’aula capitolare e del chiostro della chiesa di San Francesco a Siena, i dipinti della chiesa agostiniana senese e il ciclo, restaurato per l’occasione, della cappella di San Galgano a Montesiepi, a tal punto fuori dai canoni della consolidata iconografia sacra che i committenti pretesero delle sostanziali modifiche poco dopo la loro conclusione. 
La mostra, preceduta dall'iniziativa Dentro il restauro, realizzata grazie al contributo del MIBACT per Siena capitale della cultura 2015, ingloba anche alcuni altri luoghi della città: la chiesa di San Francesco e la chiesa di Sant'Agostino, dove sono stati compiuti per l'occasione i restauri dei cicli di affreschi del Lorenzetti e, naturalmente, Palazzo Pubblico, sede del ciclo del Buon Governo. 


martedì 7 novembre 2017

I biscuit del Palazzo Reale


Non si può dire di conoscere a fondo le collezioni del Palazzo Reale di Torino senza averne ammirato le porcellane. 
I biscuit del Palazzo Reale, ovvero le pregiate porcellane che nel Settecento costituivano l’orgoglio e il vanto delle più prestigiose case regnanti. La bellezza dei biscuit consiste essenzialmente nella complessità e nella raffinatezza della modellazione, che spesso riprende i temi e i motivi statuaria dell’epoca, specialmente quella dei grandi scultori francesi.
I prodotti di biscuit si diffusero inizialmente in Francia intorno al 1750 e la denominazione deriva dal fatto che la sua fabbricazione prevede due cotture (letteralmente bis-cotto) ad una temperatura di circa 1300°, senza la presenza di smalto. 
La sua superfice ruvida limita il suo uso soprattutto a oggetti decorativi: busti, statuette e soprammobili; si dice che il suo uso derivi dalla precedente abitudine di decorare le tavole apparecchiate con pupazzetti costituiti da mollica di pane pressata e plasmata. 
La raccolta di biscuit del Palazzo Reale di Torino documenta la fase conclusiva di questa passione, fra gli ultimi fuochi della chinoiserie, ormai in decadenza nella seconda metà del secolo XVIII secolo, e il sorgere del Neoclassicismo, con nuovi interessi e temi. Nel dettaglio, i biscuits in mostra rimandano in prevalenza alle manifatture francesi, che hanno fornito ai Savoia le produzioni più abbondanti, almeno a giudicare da quanto è sopravvissuto. Allo stato attuale degli studi non si può del resto distinguere in tutti i casi cosa fu direttamente richiesto da essi e cosa invece pervenne da altre residenze dopo l’unificazione italiana.
La manifattura reale di Sèvres (acquistata da Luigi XV nel 1759) è presente sia con soggetti sacri che profani. Quelli profani riguardano i gruppi (1774) con Amore e Flora e Flora e Zefiro, e il gruppo del Giudizio di Paride (1780), realizzati sotto la direzione artistica di Louis Simon Boizot.
I soggetti sacri sono riferibili a due statuette di relativamente grandi dimensioni, S.Teresa e S.Clotilde.
A una non identificata manifattura, forse parigina, spettano due gruppi con la tarantella e un ragazzo che suona le nacchere dell’ultimo decennio del XVIII secolo.
Alla manifattura di Jean-Népomucene-Herman Nast, per la quale si può ipotizzare la diretta ordinazione da parte di casa Savoia, risalgonouna serie di figure mitologiche dell’ultimo decennio del XVIII secolo, con otto soggetti diversi superstiti, e inoltre una serie di amorini simboleggianti le arti, tutti del 1810 circa.
Da Niderviller, villaggio lorenese, provengono tre vasi con coperchio del XVIII secolo e altri due più grandi, della stessa epoca, tutti quanti “all’antica”, e che rappresentano indicatori del gusto classico dell’epoca.
A manifattura parigina di difficile precisazione spettano invece, intorno al 1780-90, statuine raffiguranti le stagioni, dalle caratteristiche espressioni un po’ caricate: un Esculapio, e Amore con figura femminile (la Commedia?).
La produzione degli stati italiani è illustrata da quattro putti su basamento rocaille, fine XVIII secolo, su modello di Giovanni Antonio Lomello, provenienti da Vinovo, con impasto basato su materie prime del Piemonte: i Savoia non erano stati tra gli ultimi a progettare la realizzazione della porcellana, fin dalla fase di Torino e di Vische.
Infine sono da notare tre rari gruppi ispirati a soggetti tratti dalla Gerusalemme liberata, databili al 1780 circa, spettanti a Giacomo Boselli, proprietario della fornace di Savona; il biscuit è ruvido, pesante e giallognolo, ma la modellazione davvero squisita.

Raffaello e l'eco del mito


Raffaello è il protagonista del nuovo progetto di Fondazione Accademia Carrara di Bergamo, in collaborazione con GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea.
Un'esposizione che, a partire dal dipinto del San Sebastiano conservato in Carrara, approfondisce le opere e il mito cresciuto attorno al genio di Urbino in particolare nell’Ottocento, ma che ha affascinato, in forme diverse, artisti a noi vicini, dalle Avanguardie d'inizio Novecento fino a oggi.
In mostra, oltre 60 opere tra le quali alcuni tra i più significativi dipinti di Raffaello giovane fanno il punto sulla sua formazione, accompagnando il visitatore alla soglie della maturità. Dipinti, sculture e testimonianze raccontano inoltre i mondi e i maestri con cui venne in contatto l’artista, dalla Urbino del padre, Giovanni Santi, a Perugino e Pintoricchio, mettendo a fuoco la sapiente capacità innovativa. Questa la dote che,
insieme alla strepitosa maestria tecnica e alla controllata naturalezza, fa di Raffaello un punto di riferimento o un oggetto di polemica, come dimostrano alcune opere in mostra di Picasso, de Chirico, Giulio Paolini o Francesco Vezzoli.
L'esposizione di Bergamo, la prima nel solco delle celebrazioni del 2020 per il quinto centenario della morte, raccoglie prestiti straordinari provenienti dalle maggiori istituzioni museali italiane e internazionali, dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze all’Hermitage di San Pietroburgo, dalla Pinacoteca di Brera alla Galleria Nazionale di Roma, dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia al Metropolitan Museum di New York, dalla National Gallery di Londra al Bode Museum di Berlino e al Pushkin di Mosca.
Un percorso affascinante anche grazie a un allestimento d'eccezione, studiato da DE8 Architetti e Tobia Scarpa per accompagnare il visitatore e valorizzare una mostra di ricerca, testimonianza della vivacità di un museo dalla storia unica.

Arcimboldo


Dal 20 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018 a Roma, a Palazzo Barberini avrà luogo la mostra Arcimboldo, organizzata dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma e da MondoMostre Skira, a cura di Sylvia Ferino Pagden, una delle maggiori studiose di Arcimboldo e già Direttore della Pittura al Kunsthistorisches Museum di Vienna. 

Per la prima volta a Roma avremo l'occasione unica, per la difficoltà di ottenere i prestiti che giustifica la rarità delle esposizioni dedicate a questo artista, di vedere esposti alcuni grandi capolavori autografi di Giuseppe Arcimboldi, conosciuto col nome di Arcimboldo. 

Autore delle "teste composte" di frutti e di fiori, artista del mistero, che lasciava intendere una verità ma ne suggeriva un’altra possibile, Arcimboldo si formò alla bottega del padre, nell’ambito dei seguaci di Leonardo. Esoterico e alchemico, si considerava poeta e filosofo, ingegnere e inventore. Si può dire sia stato l’artista che ha inventato le “bizzarrie” e le “pitture ridicole”, diventando uno dei pittori più significativi della cultura manierista internazionale.

In mostra i suoi capolavori più noti – dalle Stagioni agli Elementi, dal Bibliotecario al Giurista, da Priapo (Ortolano) al Cuoco – i ritratti, i suoi preziosissimi disegni acquerellati di giostre e fontane, in dialogo con dipinti e le copie arcimboldesche, oltre a una serie di oggetti delle famosissime wunderkammer imperiali, delle botteghe numismatiche e di arti applicate milanesi e non solo, fino a disegni di erbari, frutta, animali, di cui all’epoca si faceva gran studio al fine di incrementare serre, serragli e giardini ma anche e soprattutto la conoscenza scientifica. 

La forza dell'arte



Era il 1981 quando la Carnia nella notte tra il 14 e il 15 novembre veniva spogliata di uno dei suoi monumenti più significativi. Dalla Pieve di San Pietro, posta in strategica posizione sulla vallata del Bût e onorata ancora oggi con il titolo di Cattedrale, vennero trafugate le statue del grande polittico ligneo commissionato nel 1481 a Domenico Mioni, detto Domenico da Tolmezzo. Nel 2016 questo episodio doloroso ha trovato una svolta grazie alle attività investigative del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. A seguito del sistematico controllo sul mercato dell'arte, nazionale e internazionale, sono stati individuati cinque dei Santi Apostoli che decoravano le nicchie del corpo centrale: si tratta dei Santi Andrea, Paolo e Giacomo Maggiore, che affiancavano la figura assiale di San Pietro, e dei Santi Matteo e Tommaso che alloggiavano nel registro superiore. Questo clamoroso recupero restituisce un prezioso tassello della monumentale ancona d'altare espressione della maturità artistica di Domenico da Tolmezzo e riconsegna alla collettività un bene di straordinario valore.

L'altro rinascimento


In occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, si apre domenica 10 settembre prossimo la mostra-dossier dedicata all'eccezionale collezione di manoscritti miniati ebraici provenienti dalla biblioteca dei duchi d'Este.
La mostra, organizzata e promossa dalle Gallerie Estensi, si avvale anche di alcuni preziosi prestiti dalla Biblioteca Palatina di Parma e dall'Archivio Storico del Comune di Modena. Viene in questo modo presentata al pubblico un'accurata selezione di oltre venti manoscritti miniati fra il XIII e il XVIII secolo, con particolare attenzione al Rinascimento ferrarese e ai rapporti intercorsi fra la corte estense e l'attiva comunità ebraica locale.
Strutturata in cinque sezioni tematiche, la mostra - che espone, tra gli altri, capolavori come due bibbie “catalane” di inizio Trecento - sarà corredata da un ricco apparato didascalico che permetterà al visitatore di ripercorrere cinque secoli di storia della miniatura ebraica.
Obiettivo della mostra è quello di permettere a un vasto pubblico di visitatori di ripercorrere le vicende della presenza ebraica in territorio emiliano e, contemporaneamente, fornire agli specialisti spunti per ulteriori indagini sulla cultura visiva locale. Il Rinascimento ferrarese, i rapporti di alcune importanti famiglie ebraiche con la corte, la dialettica fra acculturazione e conservazione della propria identità religiosa sono i temi che caratterizzano l'esposizione.

Medioevo Fantastico




A Palazzo Ducale di Gubbio dal 27 settembre al 14 gennaio 2018 (con orario 8.30-19.30) mostra dedicata al costume medievale nel cinema. Nel salone d’onore sono, infatti, esposti alcuni degli abiti ideati da Gianna Gissi per il film Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno (1984) di Mario Monicelli e da Danilo Donati per La cintura di castità (1967) di Pasquale Festa Campanile. Appartenenti alla collezione “Gelsi Costumi d’Arte”, testimoniano la creatività di due tra i maggiori costumisti italiani del Novecento. Gianna Gissi, nata in Croazia nel 1943, approda da bambina a Roma dove frequenta i corsi di storia del costume presso l’Accademia di Costume e Moda. Dopo i primi anni come assistente in diverse produzioni cinematografiche, inizia il suo lavoro di costumista firmando gli abiti di capolavori come Il Postino (1994) di Massimo Troisi. È premiata con il David di Donatello e il Nastro d’Argento per Il Marchese del Grillo (1981) e, sempre con il David di Donatello, per Porte aperte (1990). È autrice nel 1998 del libro Vestire un film. Costumi e scenografie del cinema, un vademecum per esperti del settore. Studio dell’epoca e impatto visivo dei costumi sono alcuni dei capisaldi dell’artista; princìpi che trovano applicazione anche negli stupendi abiti, qui esposti, creati per raccontare le goffe disavventure di Bertoldo, Marcolfa, Bertoldino e Cacasenno alle prese con il re Alboino. I costumi, indossati da interpreti tra i più amati del cinema italiano, quali Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Lello Arena, riflettono non solo l’immaginaria ambientazione medievale nella quale sono calati i protagonisti, ma esibiscono anche la contrapposizione tra il pomposo mondo dei cortigiani e quello semplice dei contadini. Danilo Donati, scomparso nel 2001 a settantacinque anni, muove i primi passi nella Scuola d’Arte di Porta Romana a Firenze. La sua prima collaborazione teatrale è con Luchino Visconti, ma si afferma nel 1959 con i costumi per La grande guerra di Mario Monicelli. Ottiene l’Oscar nel 1969 per agli abiti rinascimentali realizzati per Romeo e Giulietta dell’amico Franco Zeffirelli e nel 1977 per il film Il Casanova di Federico Fellini. Vincitore anche di un David di Donatello per Pinocchio (1994) di Roberto Benigni, Danilo Donati crea dei “sognanti costumi”, così come definiti dalla critica, anche per La cintura di castità. La vicenda comico-amorosa, ambientata durante le crociate medievali, vede protagonisti Boccadoro (Monica Vitti), il cavaliere Guerrando (Tony Curtis) e il Sultano Ibn-El-Rashid (Hugh Griffith) è sfondo perfetto per un’artista come Donati, creatore di abiti curati, eleganti e di grande effetto scenico.

Ambrogio Lorenzetti


La mostra rappresenta in realtà il culmine di un progetto scandito “in più tappe”, avviato nel 2015 con l'iniziativa Dentro il restauro e mirato ad una profonda conoscenza dell'attività dell'artista, ad una migliore conservazione delle sue opere e a favorirne l'avvicinamento da parte del pubblico. 
Con Dentro il restauro, realizzato grazie al contributo del MiBACT per Siena Capitale Italiana della Cultura 2015, sono state trasferite al Santa Maria della Scala alcune importanti opere dell'artista che necessitavano di indagini conoscitive, di interventi conservativi e di veri e propri restauri:  il ciclo di affreschi staccati della chiesa di san Galgano a Montesiepi e il polittico della chiesa di San Pietro in Castelvecchio a Siena (nell’occasione più correttamente ricomposto e riunito con l’originaria cimasa raffigurante il Redentore benedicente) sono stati allestiti in un cantiere di restauro ‘aperto’, fruibile dalla cittadinanza e dai turisti. I restauri sono proseguiti con l’apertura di altri due cantieri, il primo nella chiesa di San Francesco, volto al recupero degli affreschi dell’antica sala capitolare dei frati francescani senesi e l’altro nella chiesa di Sant’Agostino, nel cui capitolo Ambrogio Lorenzetti dipinse un ciclo di storie di Santa Caterina e gli articoli del Credo.


Il Capriccio e la Ragione. Eleganze del Settecento europeo


La mostra organizzata dalla Fondazione Museo del tessuto di Prato, si avvale del prestigioso contributo del Museo della Moda e del Costume delle Gallerie degli Uffizi, che presterà otto rari capi di abbigliamento maschili e femminili testimoni delle significative trasformazioni delle fogge nel Settecento. Partecipano alla costruzione di un percorso espositivo unico ed inedito sul secolo anche altre istituzioni pubbliche e private come il Museo Salvatore Ferragamo, il Museo Stibbert, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e il Museo Studio del Tessuto della Fondazione Ratti di Como.

venerdì 1 settembre 2017

Sulle tracce dei Longobardi

Basilica Autarena

Basilica Autarena

 Piazza Roma, 2 - 24045 Fara Gera d'Adda (BG)
Chiesa di San Salvatore

Complesso monastico di San Salvatore - Santa Giulia

 Via Musei, 81/bis - 25121 Brescia
Area archeologica del Capitolium

Area archeologica del Capitolium

 Via Musei, 57 - 25121 Brescia
Isola Comacina

Isola Comacina - Antiquarium

 Via Somalvico - 22016 Tremezzina, località Ossuccio (CO)
Castello di Pavia

Pavia Città

 Viale XI Febbraio, 35 (Castello Visconteo) - 27100 Pavia
Complesso basilicale di Santa Maria Maggiore

Complesso basilicale di Santa Maria Maggiore

 Via Castrovecchio, 2 - 27034 Lomello (PV)
Area archeologica di Castelseprio

Parco Archeologico e Antiquarium di Castelseprio

 Via Castelvecchio, 1513 - 21050 Castelseprio (VA)
Monastero di Torba

Monastero di Torba

 Via Stazione, 2 - 21040 Gornate Olona, frazione Torba (VA)
Necropoli longobarda di Arsago Seprio

Civico Museo Archeologico di Arsago Seprio

 Viale Vanoni, 20 - 21010 Arsago Seprio (VA)
Ex Monastero di Santa Maria Assunta

Monastero di Santa Maria Assunta

 Via Monastero - 21050 Cairate (VA)

Longobardi. Un popolo che cambia la storia


«Longobardi-Un popolo che cambia la storia»: è il titolo della mostra - l'evento culturale dell'anno per Pavia - che sarà aperta da venerdì 1 settembre fino al prossimo 3 dicembre nelle Scuderie del Castello Visconteo.
Giovedì 31 agosto è stata una fitta giornata di "anteprime": la presentazione alla stampa la mattina e l'inaugurazione a inviti nel tardo pomeriggio. 
Da venerdì la mostra sarà invece aperta al pubblico: poco meno di 100 giorni per celebrare un popolo di cui Pavia fu capitale.
Per dare le dimensioni di questa operazione, è sufficiente indicare alcuni numeri: quasi 100 i musei che hanno prestato le loro opere, 300 i pezzi esposti, 2 anni di lavoro preparatorio. 
Le otto sezioni della mostra, più due nelle sale soprastanti dei Musei civici, raccontano (in un allestimento insolito, colorato e accattivante curato da Angelo Figus) due secoli di storia durante i quali Pavia fu capitale del Regno.
La presentazione della mostra è avvenuta alla presenza del sindaco Massimo Depaoli, dell'assessore alla cultura Giacomo Galazzo, dei curatori Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi, del direttore dei Musei Civici pavesi Susanna Zatti e anche dei responsabili dei musei dove dopo il 14 dicembre la mostra farà tappa, ovvero il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e l'Ermitage di S.Pietroburgo.
Sono 32 i siti e centri longobardi rappresentati, 17 i video originali e le installazioni multimediali, 58 i corredi funebri esposti. 
Tra le opere più interessanti in esposizione, il più antico dei codici contenete l'Editto di Rotari, le monete coniate dai singoli ducati, gli scheletri di cavallo e due cani dalla necropoli di Pogliano Veronese, i corni potori in vetro da Cividale e Castel Trosino e la spada longobarda simbolo della mostra.



domenica 9 luglio 2017

Luglio al museo: Arte in viaggio


Il viaggio come arricchimento delle conoscenze, apertura a nuove forme di espressione e rinnovamento spirituale, ma anche il fascino del Grand Tour, il viaggio intrapreso da aristocratici, intellettuali, scrittori verso tutti i paesi d’Europa, soprattutto l’Italia, così come i viaggi biblici, i viaggi letterari, quelli spirituali e quelli esotici: è questo il tema raccontato, in tutte le sue declinazioni, attraverso le immagini delle collezioni dei @museitaliani per la nuova campagna social che il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha dedicato al mese di luglio. 
Dal Paesaggio con Viandante, particolare dell'affresco di Cesare Nebbia a Villa d’Este, al Viaggio per mare (lasciando Napoli) di Hendrik Christian Andersen, conservato nell’omonimo museo a Roma, dal Ritratto di Cristoforo Colombo ad opera di Cristofano dell’Altissimo in mostra agli Uffizi di Firenze a quello di Giuseppe Garibaldi di James Shotton, esposto al Compendio Garibaldino nell’isola di Caprera, dalla statua del Bernini, Enea, Anchise e Ascanio alla Galleria Borghese, al dipinto di Kikugawa Eizan, Processione di fiori nella foschia primaverile in mostra al Museo d’Arte Orientale di Venezia. 
E ancora la foto in bianco e nero dei primi anni del novecento, Gruppo con il fotografo sullo sfondo delle Piramidi di Giza, conservata all’Istituto Centrale per la Grafica, il Mosaico in bianco e nero con nave nel Piazzale delle Corporazioni del Parco Archeologico di Ostia Antica, fino al Paesaggio al Tramonto con viandanti di Jan Asselijn esposto nel Salottino Giallo del Palazzo Reale di Genova.

Anche per questo mese, dunque, una serie di locandine digitali animeranno @museitaliani, il profilo Instagram ufficiale degli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali. 
Il Ministero rinnova quindi l’invito ad una vera e propria caccia al tesoro digitale: i visitatori, muniti di smartphone o macchina fotografica, sono chiamati ad andare alla ricerca di pellegrini, viandanti, viaggiatori, scorci di viaggi reali e viaggi simbolici raffigurati in sculture, vasi, arazzi e affreschi delle epoche e delle collezioni più disparate. 
Tutti possono condividere le proprie foto con l’hashtag #arteinviaggio e “invadere” i social con opere da tutta Italia, seguendo il filo rosso che unisce, nella bellezza, le straordinarie collezioni dei Musei Italiani. 
La campagna è promossa su tutti i social network del MiBACT, ma ha il suo cuore nel profilo instagram @museitaliani. Il lancio di #arteinviaggio coincide inoltre con #TgrinTour, la campagna informativa della Rai, in collaborazione con il Touring Club, per promuovere il turismo e favorire la conoscenza dello sconfinato - e spesso poco noto - patrimonio culturale e paesaggistico italiano, mostrando così la bellezza e l’umanità del nostro Paese.

Una notte a Pompei

SALGONO A 53 I SITI UNESCO IN ITALIA


Salgono a 53 i siti italiani iscritti nella lista del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. 
Dopo il riconoscimento attribuito ieri a un insieme di dieci antiche faggete italiane per una superficie di 2127 ettari nel contesto del sito ambientale transazionale delle Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d'Europa, la 41° sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, in corso a Cracovia, ha iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco il 53° sito italiano. Si tratta delle "Opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo: Stato di Terra - Stato di mare occidentale", un sito seriale transnazionale presentato nel 2016 dall'Italia insieme con Croazia e Montenegro all'Unesco a Parigi. Il sito raccoglie un insieme straordinario dei più rappresentativi sistemi difensivi alla moderna realizzati dalla Repubblica di Venezia, progettati dopo la scoperta della polvere da sparo e dislocati lungo lo Stato di Terra e lo Stato di Mare. Per decisione del Comitato del Patrimonio Mondiale, entrano a far parte del sito Unesco le opere di difesa presenti a Bergamo, Palmanova, Peschiera del Garda per l'Italia, Zara e Sebenico per la Croazia, Cattaro per il Montenegro.

"Questo importante risultato - dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini - conferma il forte e pluriennale impegno dell'Italia nell'attuazione della Convenzione del Patrimonio Mondiale Unesco. Un'opera preziosa che consente al nostro Paese di mantenere il primato del numero di siti iscritti alla Lista e di esercitare un notevole ruolo nella diplomazia culturale nel contesto internazionale".  

La candidatura è il risultato di un lungo e complesso lavoro di équipe. Coordinata a livello centrale dal MiBACT, ha visto la partecipazione di studiosi di chiara fama così come delle più alte cariche istituzionali e dei servizi tecnici dei Comuni coinvolti, dei rappresentati delle altre istituzioni territoriali insieme con gli uffici periferici del MiBACT. Una nutrita delegazione italiana era presente a Cracovia al momento della proclamazione. Oltre alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unesco, erano presenti tutti i protagonisti del progetto di candidatura: il MiBACT, i Sindaci dei Comuni coinvolti, esperti e tecnici che hanno partecipato al lungo lavoro intrapreso fin dal 2008.

sabato 3 giugno 2017

La promozione televisiva e social del libro


A seguito dell’appello lanciato dal Ministro Dario Franceschini alle emittenti italiane per promuovere la lettura in televisione, il 24 maggio 2016 è stato firmato il 'Patto per la Lettura', sottoscritto dallo stesso Ministro dai vertici delle principali televisioni italiane: Rai, Mediaset, Sky, La7, Discovery Italia, TV2000. Tra i punti più importanti del patto, l'impegno delle tv a pubblicizzare e diffondere i progetti nazionali di promozione della lettura realizzati dal CEPELL per informare e coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini, a promuovere e valorizzare la letteratura specifica per bambini e ragazzi attraverso programmi e format rivolti ai più giovani, a creare occasioni di promozione della lettura e dei libri all’interno di ogni genere di programma e non esclusivamente nei contenitori culturali, a realizzare contenuti dedicati alla promozione della lettura in un’ottica multipiattaforma allo scopo di creare un’interazione con i nuovi media digitali e i social network; a creare e sviluppare approfondimenti e progetti sui più importanti appuntamenti italiani legati ad autori, titoli, generi e festival e a valorizzare la memoria dei grandi autori della letteratura italiana, in particolar modo in occasione di anniversari e ricorrenze.
Il gruppo di lavoro istituito con tutti i rappresentanti degli editori televisivi ha deciso di compiere il primo passo in occasione del Maggio dei Libri promosso dal MiBACT, quando in tutta Italia oltre 3000 iniziative sono dedicate al libro e al suo mondo, con la campagna multipiattaforma e trasversale ai broadcaster “Io leggo, e tu?”, presentata oggi in conferenza stampa dal Ministro Franceschini e dai rappresentanti delle emittenti aderenti: il Direttore Generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, il Presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, l’Amministratore Delegato La7, Marco Ghigliani, il Vice Presidente Esecutivo di Sky Italia, Riccardo Pugnalin, il General Manager di Discovery Italia, Alessandro Araimo, e il Direttore generale di TV2000, Lorenzo Serra. La campagna, con uno spot “madre” girato dal Centro Sperimentale di Cinematografia con la regia dell’ex allievo Paolo Santamaria, verrà trasmesso in tutte le reti televisive coinvolte, che a loro volta declineranno nei propri palinsesti una diffusa promozione del libro e della lettura attraverso spot autoprodotti, spazi nelle trasmissioni e interventi dei propri testimonial che verranno marcati con un logo animato realizzato per l’occasione. La campagna #ioleggoetu verrà rilanciata dai social attraverso gli account delle diverse reti interessate e del MiBACT, dove è già attiva la campagna #lartechelegge che attraverso locandine tratte dalle opere dei principali musei italiani coinvolge i visitatori nella ricerca e nella scoperta delle libro e della lettura nelle opere conservate nelle collezioni.
“Per il Maggio dei Libri – dichiara il Ministro Franceschini - le televisioni italiane sono mobilitate per avvicinare il pubblico alla lettura, un risultato forte e concreto che realizza il patto firmato un anno fa.”

Leonardo a Pavia


A Vigevano si possono trovare diverse testimonianze della presenza di Leonardo da Vinci nella stagione sforzesca delle grandi trasformazioni architettoniche ed economiche che venne inaugurata da Ludovico il Moro. Ma anche Pavia lo scienziato soggiornò a più riprese e la città conserva numerose tracce del suo passaggio.

Chi è davvero Monna Lisa? Quell'enigmatico sorriso potrebbe appartenere a Isabella d'Aragona, nipote di Ludovico il Moro e moglie di Gian Galeazzo Sforza, a Pavia dal 1488 al 1497; lo comproverebbero i simboli della casata, ben visibili sull'abito. Leonardo avrebbe dipinto il ritratto ufficiale della duchessa proprio al Castello Visconteo, tra colonne solo abbozzate nell'incompiuto quadro ora esposto al Louvre ma ben visibili, ad esempio, nella Vernon Gioconda (è negli Stati Uniti) e nell'Isleworth Mona Lisa (è in Svizzera). Entrambe queste versioni sembrano precedere la Gioconda parigina. Anche il disegno dell'Uomo Vitruviano trova maturazione a Pavia nel 1490, col protrarsi del soggiorno di consulenza sull'erigendo Duomo pavese, del quale, secondo la studiosa Anna Maria Brizio, Leonardo fu «uno dei due ingegneri ducali maggiormente implicati nei lavori». A Pavia Leonardo rende migliore la vita all'infelice Isabella (un'intesa, pare, forse più che intellettuale). Rimira l'antico monumento equestre del Regisole, prendendolo infine a modello del mai concluso «gran cavallo» che gli era stato commissionato in onore di Francesco Sforza. Quando riflette sulla sua avveniristica “città ideale”, prende spunto da una piacevole città «vissino a uno fiume», attraversata da canali a convergere nel “Tesino”.
Alcuni suoi disegni mostrano la perduta chiesa a croce greca di Santa Maria delle Pertiche e quella analoga di Canepanova. Si riscontrano poi sorprendenti analogie tra le bifore della Torre Bottigella e un disegno del Manoscritto B. Leonardo volle anche salire sulla torre di Boezio e certi suoi studi anatomici sulle gambe, osserva lo storico dell’arte Carlo Pedretti, «sembrano conservare il ricordo di una tale osservazione». Anche alcuni tra i suoi migliori disegni anatomici sono stati vergati a Pavia forse già nel 1487 e, in seguito, nell'autunno-inverno 1510-11, in sodalizio con Marc'Antonio della Torre, brillante «natomista» e professore di medicina presso lo Studium generale pavese. Insieme ai camini del Castello di Pavia, Leonardo disegna la pianta del “lupanario”, ovvero il bordello. Ma soprattutto passa il tempo tra gli antichi Codici della ricca libreria al Castello di Pavia, capitale culturale del Ducato.
Tra i suoi dipinti ve n'è almeno uno di probabile committenza pavese: è l'incompiuto San Girolamo , ora alla Pinacoteca Vaticana, che gli era forse stato commissionato dai Padri Gerolamini del convento di San Marino. Insomma, «venuto in Lombardia nel 1482 come musico, pittore, scultore ed architetto» scrive Edmondo Solmi «nel dicembre 1499 Leonardo parte dalla grande pianura padana scienziato e pensatore, non secondo a nessuno nel suo tempo».

Fonte: http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia

sabato 29 aprile 2017

1° MAGGIO AL MUSEO

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Lunedì 1° Maggio in occasione della Festa del Lavoro i principali musei, aree archeologiche e monumenti statali resteranno aperti, rispettando il normale piano orario e tariffario. 

Dal Museo di Palazzo Ducale di Mantova al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, dai Musei Reali di Torino agli Scavi di Pompei, dal Parco Archeologico di Paestum alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma al Parco Archeologico di Ercolano che per l’occasione riaprono alcuni edifici della città, dalla Galleria Nazionale delle Marche nel Palazzo Ducale di Urbino al Museo Nazionale Archeologico di Taranto fino al Colosseo, sono oltre 340 i luoghi della cultura statali che cittadini e turisti potranno visitare per un lungo week end all’insegna della cultura.

giovedì 20 aprile 2017

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domenica 16 aprile 2017

Reggia di Caserta: il parco riapre il giorno di Pasquetta


Di Piero Rossano

E alla fine passò la linea Felicori. 
Come annunciato ieri dal Corriere del Mezzogiorno, che forniva una anticipazione dell’orientamento del manager della Reggia, il grande parco tornerà nuovamente fruibile anche il giorno di Pasquetta. 
Non accadeva dal 1992 per effetto dello stop caldeggiato dall’allora soprintendente Gian Marco Jacobitti e disposto dal prefetto dell’epoca Corrado Catenacci a causa dei danni subiti dal verde e dal patrimonio monumentale, vittime degli «assalti» di decine di migliaia di visitatori giunti per rinverdire la tradizione della gita fuori porta con al seguito vettovaglie e «Super Santos».
Ad ufficializzare la novità è stata una breve nota della direzione del monumento, diramata nel pomeriggio a qualche ora dalla conclusione della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza avente ad oggetto proprio la riapertura del parco. 
Il tutto nel giorno in cui a Palazzo reale di Caserta erano riuniti i responsabili delle più importanti Regge d’Europa per dare vita ad una «rete». Alla presenza del prefetto Arturo De Felice e dei vertici delle forze dell’ordine il direttore del monumento, Mauro Felicori, ha difeso la sua scelta: «Possiamo farcela, continuare a tenere chiuso il parco è anacronistico»
«Sono sicuro che il senso civico dei casertani premierà la fiducia che Felicori ha voluto accordare al territorio» ha commentato a caldo il sindaco Carlo Marino. 
E l’assessore comunale alla Cultura, Daniela Borrelli, ha aggiunto: «Penso che il capoluogo ed il territorio in questi anni siano cambiati. Ora tutti assieme dobbiamo dimostrare di meritare questa apertura di credito»
Dichiarazioni che fanno il paio, però, con i timori rilanciati per tutta la giornata di ieri sui social dopo la pubblicazione dell’articolo del Corriere . «Torneranno i Lanzichenecchi e la Reggia resterà ancora una volta vandalizzata» scrivevano in molti.

Lunedì 17, anche per arginare in qualche modo l’«assalto» previsto, i possessori degli abbonamenti annuali per l’ingresso al parco (si tratta dei residenti del capoluogo e dei comuni confinanti) se vorranno accedere dovranno corrispondere il prezzo del biglietto intero come tutti gli altri: 12 euro, comprensivo della visita degli appartamenti. 
E il varco di accesso al polmone verde dal centro della città (corso Giannone) resterà chiuso. 
Sarà fatto divieto di introdurre tavolini e sedie e di accendere fuochi (tipo barbecue). 
Ai tornelli saranno inoltre requisiti i palloni, in modo da impedire la trasformazione dei prati in tanti campi di calcio. 
Sull’incolumità dei visitatori veglieranno gli addetti alla vigilanza del parco (un centinaio su tre turni di lavoro) e le forze dell’ordine. 
Già da ieri sono state programmate più riunioni per mettere a punto un piano sicurezza. «Fidiamo sempre sul senso di responsabilità delle persone» ha commentato il capo di gabinetto della Questura, Vincenzo Palmiero.
«Eravamo favorevoli all’ipotesi di riapertura e siamo soddisfatti per come sono andate le cose» ha aggiunto Fabrizio Fusco, architetto e membro dell’Associazione «Amici della Reggia». 
«L’allineamento ad altre realtà sia italiane che estere è, a mio parere, da accogliere con favore».
Ultima volta nel ‘91 quando si contarono diversi danni per la grande affluenza (quasi centomila gitanti). 
Da allora gli ampi giardini sono sempre stati chiusi, a dispetto del vecchio editto borbonico che stabiliva di aprire al pubblico l’area il giorno dopo Pasqua


mercoledì 29 marzo 2017

L’Italia promuove il primo G7 della cultura

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Il 1 gennaio 2017 l’Italia ha assunto la Presidenza di turno del G7 e, nell’ambito delle iniziative programmate durante l’anno, organizza a Firenze il primo G7 in assoluto dei Ministri della Cultura sul tema “Cultura come strumento di dialogo fra i popoli”

La promozione del dialogo interculturale e la creazione di una coscienza condivisa rappresentano uno strumento essenziale al servizio della collaborazione, dell’integrazione, della solidarietà, della crescita e dello sviluppo sostenibile.

Promuovendo il primo G7 dei Ministri della Cultura e dei rappresentanti delle grandi organizzazioni mondiali, l’Italia conferma la volontà di esercitare il ruolo di leadership culturale: l’obiettivo è definire un documento comune sul tema della cultura come strumento di dialogo. La comunità internazionale potrà così ribadire il proprio impegno nel recuperare e preservare il patrimonio dell’umanità danneggiato dalle calamità naturali, colpito durante i conflitti e attaccato dal terrorismo e nel contrastare il traffico illecito dei beni culturali. Tra gli obiettivi del vertice anche un’intesa sulla necessità di prevedere una componente culturale nelle missioni di pace promosse dalle Nazioni Unite e di rendere permanente il vertice dei ministri della Cultura nei prossimi G7.

Firenze, città patrimonio UNESCO per la ricchezza e la bellezza dei suoi monumenti, dà così il benvenuto in Italia agli ospiti del G7 anche attraverso un intenso programma culturale realizzato per l’occasione. Qui, dove tra la fine del Trecento e la metà del Cinquecento si ebbe un’eccezionale fioritura della letteratura, delle arti, delle scienze, qui dove nacque il Rinascimento, oggi può prendere il via una nuova consapevolezza della comunità internazionale nei confronti del patrimonio culturale.

www.beniculturali.it/G7Culture


martedì 28 marzo 2017

La Storia dell’arte raccontata ai bambini

locandina

Di Antonella Corona

Un progetto promosso da ArtKids,  un’avventura nel mondo degli artisti e dei loro capolavori. 
I bambini incontreranno gli artisti e le loro storie attraverso racconti, immagini, suoni ed esperienze.  Vogliamo che l’arte non sia percepita come una “cosa” da leggere, imparare, guardare, ma diventi un’esperienza da vivere, un gioco da “fare”.  

Per questo proporremo 7 sale espositive che raccontino 7 artisti e 7 capolavori della storia dell’arte. Racconteremo attraverso video musiche e luci la storia di ogni artista e il contesto in cui ha lavorato, racconteremo il suo capolavoro come una pietra miliare della storia dell’arte.  In ogni sala sarà presente un laboratorio attività o un’animazione in cui verranno coinvolti i piccoli visitatori. 

Informazioni Evento: 

Telefono: +039 3946 4213 

Il cosmo magico di Leonardo da Vinci: l'Adorazione dei Magi restaurata

invito

Di Gabriella Brindani

L’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci torna agli Uffizi dopo sei anni dedicati al restauro e alle indagini conoscitive dell'opera, condotti dall'Opificio delle Pietre Dure con il sostegno economico degli Amici degli Uffizi. La tavola fu commissionata a Leonardo nel 1481 dai monaci agostiniani per la chiesa di San Donato a Scopeto; la partenza del maestro per Milano, nel 1482, determinò l’abbandono dell'opera, mai ultimata da Leonardo, tanto che alcuni anni più tardi i committenti fecero eseguire a Filippino Lippi un’altra pala d’altare con l’Adorazione dei Magi, terminata nel 1496. Il dipinto, interrotto da Leonardo dopo una lunga elaborazione preliminare, rimase per qualche tempo nelle case della famiglia fiorentina dei Benci, per poi entrare nelle collezioni dinastiche dei Medici. Costituisce oggi la tavola vinciana di più grandi dimensioni pervenutaci (cm. 246 x 243). Il suo restauro, oltre ad aver risolto alcuni problemi conservativi, ha consentito di recuperarne tonalità cromatiche inaspettate e la sua piena leggibilità, ricchissima di dettagli affascinanti che aprono nuove prospettive sul suo complesso significato iconografico. Con l’Adorazione dei Magi di Leonardo, viene esposta anche la versione eseguita da Filippino Lippi nel 1496, in un affascinante dialogo che farà emergere le diversità tra i due maestri e la loro differente interpretazione del soggetto, frutto delle mutazioni politiche e culturali intercorse a Firenze nell'arco di poco più di un decennio.


Info: 

Telefono: 05523885 

Sinibaldo Scorza (1589-1631) Favole e natura all'alba del Barocco

Sinibaldo Scorza: Due piccioni con un tordo. © Musei di Strada Nuova, Genova
Di Antonella Corona

Prima retrospettiva su Sinibaldo Scorza (1589-1631), affascinate protagonista della pittura genovese ed europea di primo Seicento, all’ “alba del Barocco” quindi, come opportunamente evidenzia il sottotitolo della mostra.
Anna Orlando, specialista riconosciuta a livello internazionale per i suoi studi sulla pittura fiamminga e genovese del Seicento, dopo il successo di “Uomini e Dei” sempre a Palazzo della Meridiana (febbraio - giugno 2016), aggiunge nel sottotitolo altre due annotazioni, “favole e natura”, a  focalizzare la capacità di questo maestro di trasporre sulla tela il racconto, partecipato e personale, di situazioni, atmosfere e ambienti. Accanto ai soggetti mitologici, come Circe  e Orfeo,  vi sono quelli in cui lo Scorza manifesta la propria passione per il mondo vegetale e animale, descritto con una qualità di dettagli che lo avvicina ad Albrecht Dürer, Paul Brill o Jan Brügel, ossia ai maestri fiamminghi che sappiamo per certo che Scorza vide nelle collezioni genovesi del tempo, studiò e copiò. 

Per il grande pubblico questa mostra fornirà l’occasione per avvicinarsi, per la prima volta, a un artista molto amato dagli esperti e collezionato nei musei del mondo, da Austin in Taxas alla National Gallery di Edimburgo, ma che, sino a questo appuntamento, non era mai stato raccontato da una grande esposizione né da una monografia.

Pittore notevolissimo, Scorza fu anche raffinato miniaturista, incisore, nonché straordinario e indefesso disegnatore. A quest’ultimo, specifico aspetto della sua produzione, I Musei di Strada Nuova, in Palazzo Rosso, a pochi passi dal Palazzo delle Meridiana, riservano una mostra parallela.

Per questa storica occasione, in Palazzo della Meridiana saranno riuniti oltre sessanta dipinti, a documentare il meglio della produzione dello Scorza e degli artisti con cui egli si è formato o si è confrontato. Ai dipinti, la mostra affiancherà anche una precisa selezione di   circa trenta tra disegni, incisioni e miniature, a voler evidenziare anche questi aspetti della effervescente, poliedrica personalità artistica dello Scorza.

Anna Orlando, affiancata da una ampia compagine di esperti, curerà un catalogo che è di fatto la prima monografia sul pittore. Il volume, edito da Sagep, offrirà l’occasione per aggiornare gli studi sullo Scorza, personaggio la cui vita assomiglia a un romanzo. 



Info: 

Telefono: 010 2541996