venerdì 10 febbraio 2017
mercoledì 8 febbraio 2017
Il Paradiso riconquistato...
La mostra, che avrà luogo nelle prime due sale dei nuovi spazi dell'Ala Mostre Temporanee dal 16 dicembre 2016 al 17 aprile 2017, vuole valorizzare e contestualizzare i risultati emersi durante il restauro della Pala del Paradiso, durato quattro anni, avviando una riflessione sull'identità di chi collaborò nell'esecuzione del dipinto con Giambono (Venezia, documentato dal 1420 al 1462).
Il progetto espositivo, a cura di Paola Marini, Matteo Ceriana e Valeria Poletto, e allestito da Giulia Passante, riunisce temporaneamente 14 opere, che, oltre alla suddetta Pala, espone per la prima volta una Deposizione inedita da poco attribuita a Giambono, insieme a opere esemplari della produzione pittorica lagunare degli anni '30 e '40 del Quattrocento.
La mostra sarà aperta al pubblico ogni giorno dalle ore 10 alle ore 18
Informazioni Evento:
Data Inizio: 15 dicembre 2016
Data Fine: 16 aprile 2017
Costo del biglietto: nessuno
Prenotazione:Facoltativa
Luogo: Venezia, Gallerie dell’Accademia
Orario: dalle ore 10 alle ore 18
Telefono: 041 5222247
Fax: 041 5212709
E-mail: carla.calisi@beniculturali.it ga-ave@beniculturali.it
La "bellezza" ferita
Il 24 agosto 2016 un forte terremoto colpisce il centro Italia.
Il 26 e 30 ottobre 2016 un’altra scossa sismica “ferisce” Norcia e il territorio circostante. La Basilica di San Benedetto, la Concattedrale di Santa Maria Argentea e tutte le chiese della città e dintorni sono distrutte. I monaci, insieme alla popolazione, pregano in ginocchio nella piazza, dinanzi alla statua del Santo che ha fondato l’ordine benedettino.
A seguito del sisma, la Protezione Civile, il Corpo Nazionale Vigili del Fuoco, il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'Umbria, insieme con l’Ufficio Beni Culturali dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, hanno provveduto alla messa in sicurezza delle opere d’arte del territorio. Alcuni di questi capolavori, ricoverati nei depositi, saranno nuovamente mostrati al pubblico per raccontare la “ferita” subita dal patrimonio culturale della zona di Norcia.
Le opere, appartenenti all’Archidiocesi, che riportano le numerose “ferite” provocate dal recente sisma, saranno ospitate dalla città di Siena e protette all’interno delle sue viscere: nella cosiddetta “Cripta” sotto il Duomo, dedicato alla Vergine Maria, e nel percorso del Santa Maria della Scala, luogo principe dell’accoglienza, dai pellegrini agli infermi, dai bambini abbandonati, i gittatelli, fino agli indigenti, senza cibo né tetto. L’allestimento prevede un itinerario attraverso i capolavori prima custoditi all’interno di basiliche, santuari e pievi del territorio. Una serie di video, concessi dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, e materiali fotografici di fotoreporter locali permetteranno inoltre la visione delle fasi di recupero delle opere dopo il terremoto.
L’esposizione documentaria, che si deve all’impulso dell’Arcivescovo di Spoleto-Norcia, S.E. Mons. Renato Boccardo, in collaborazione con la Soprintendenza dell’Umbria, diretta dalla dott.ssa Marica Mercalli, è promossa dall’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Siena, diretto da Don Andrea Bechi, dal Rettore dell’Opera della Metropolitana di Siena, Gian Franco Indrizzi, e sostenuta dal Sindaco di Siena, Bruno Valentini, con l’organizzazione di Opera-Civita. L’iniziativa è seguita anche da Padre Abate Bernardo Gianni, Abbazia San Miniato al Monte.
Tale progetto permette la presentazione del territorio di Norcia e delle sue opere a un pubblico vasto che ogni giorno raggiunge la città di Siena, facendo conoscere al turismo internazionale la drammatica realtà delle zone terremotate, ma anche il forte orgoglio civico del popolo che le abita. Norcia, così danneggiata nel suo intimo, impetra ora una rinascita.
I promotori e gli organizzatori hanno destinato un contributo economico all’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia per le fasi di restauro e ricostruzione.
Anche Siena è stata colpita da una serie di terremoti tra il 1466 ed il 1467, ma Norcia e Siena sono unite soprattutto da forti motivazioni spirituali: Norcia è la città natale di San Benedetto, fondatore dell’ordine dei benedettini, e Siena ha dato i natali a San Bernardo Tolomei, fondatore della congregazione benedettina di Santa Maria di Monte Oliveto.
Il progetto intende far conoscere la “ferita” che ha colpito la popolazione del territorio e il patrimonio culturale e sensibilizzare a contributi di restauro e di sostegno alle popolazioni colpite dal sisma.
Info e booking
bellezzaferita@operalaboratori.com
www.operaduomo.siena.it
Il 26 e 30 ottobre 2016 un’altra scossa sismica “ferisce” Norcia e il territorio circostante. La Basilica di San Benedetto, la Concattedrale di Santa Maria Argentea e tutte le chiese della città e dintorni sono distrutte. I monaci, insieme alla popolazione, pregano in ginocchio nella piazza, dinanzi alla statua del Santo che ha fondato l’ordine benedettino.
A seguito del sisma, la Protezione Civile, il Corpo Nazionale Vigili del Fuoco, il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'Umbria, insieme con l’Ufficio Beni Culturali dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, hanno provveduto alla messa in sicurezza delle opere d’arte del territorio. Alcuni di questi capolavori, ricoverati nei depositi, saranno nuovamente mostrati al pubblico per raccontare la “ferita” subita dal patrimonio culturale della zona di Norcia.
Le opere, appartenenti all’Archidiocesi, che riportano le numerose “ferite” provocate dal recente sisma, saranno ospitate dalla città di Siena e protette all’interno delle sue viscere: nella cosiddetta “Cripta” sotto il Duomo, dedicato alla Vergine Maria, e nel percorso del Santa Maria della Scala, luogo principe dell’accoglienza, dai pellegrini agli infermi, dai bambini abbandonati, i gittatelli, fino agli indigenti, senza cibo né tetto. L’allestimento prevede un itinerario attraverso i capolavori prima custoditi all’interno di basiliche, santuari e pievi del territorio. Una serie di video, concessi dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, e materiali fotografici di fotoreporter locali permetteranno inoltre la visione delle fasi di recupero delle opere dopo il terremoto.
L’esposizione documentaria, che si deve all’impulso dell’Arcivescovo di Spoleto-Norcia, S.E. Mons. Renato Boccardo, in collaborazione con la Soprintendenza dell’Umbria, diretta dalla dott.ssa Marica Mercalli, è promossa dall’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Siena, diretto da Don Andrea Bechi, dal Rettore dell’Opera della Metropolitana di Siena, Gian Franco Indrizzi, e sostenuta dal Sindaco di Siena, Bruno Valentini, con l’organizzazione di Opera-Civita. L’iniziativa è seguita anche da Padre Abate Bernardo Gianni, Abbazia San Miniato al Monte.
Tale progetto permette la presentazione del territorio di Norcia e delle sue opere a un pubblico vasto che ogni giorno raggiunge la città di Siena, facendo conoscere al turismo internazionale la drammatica realtà delle zone terremotate, ma anche il forte orgoglio civico del popolo che le abita. Norcia, così danneggiata nel suo intimo, impetra ora una rinascita.
I promotori e gli organizzatori hanno destinato un contributo economico all’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia per le fasi di restauro e ricostruzione.
Anche Siena è stata colpita da una serie di terremoti tra il 1466 ed il 1467, ma Norcia e Siena sono unite soprattutto da forti motivazioni spirituali: Norcia è la città natale di San Benedetto, fondatore dell’ordine dei benedettini, e Siena ha dato i natali a San Bernardo Tolomei, fondatore della congregazione benedettina di Santa Maria di Monte Oliveto.
Il progetto intende far conoscere la “ferita” che ha colpito la popolazione del territorio e il patrimonio culturale e sensibilizzare a contributi di restauro e di sostegno alle popolazioni colpite dal sisma.
Info e booking
bellezzaferita@operalaboratori.com
www.operaduomo.siena.it
martedì 3 gennaio 2017
La croce di Bliant
giovedì 27 ottobre 2016
San Salvatore a Pavia, scrigno d'arte aperto ai cittadini
Ci vuole un occhio attento per vedere San Salvatore in tutto il suo splendore. Perchè il monastero di via Riviera non è solo un gioiello di bellezza, è uno scrigno si storia. Secoli di vita di Pavia che si sono concentrati in quel luogo a tal punto da modificarne persino la geografia.
Lì il terreno diventa un’altura e lo si deve proprio a quegli strati di storia che la basilica e il suo antichissimo complesso monastico racchiudono. San Salvatore e San Pietro inciel d’oro erano i monasteri più potenti di Pavia. Erano loro ad amministrare la maggior parte dei fondi terrieri.
A spiegare tutto ciò è Maria Teresa Mazzilli, una delle massime esperte di San Salvatore visto che gli ha dedicato 20 anni di studi. Varcare con lei la soglia del monastero è fare un viaggio nei secoli. E lo faranno venerdì 28 e sabato 29 i pavesi che approfitteranno della due giorni di porte aperte.
Basta passare la porta d’ingresso e le colonne in pietra diventano la foresteria di Francesco II. Lì, stando per ora a ipotesi di studio, c’era il palazzo imperiale, quello che sostituì il palatium che i pavesi rasero al suolo. Più sotto invece la strada romana c’è ancora: ci sono i lastroni d’epoca non si sa (ma lo si sta studiando) se della via che passava da lì o se trasportati dalla strada in uscita da Pavia che correva proprio accanto al monastero.
E poi c’è la basilica che ha cambiato veste nel tempo. Ora è tutta in mattoni, un tempo era bianca e rosa. Le mura erano infatti tutte intonacate con calce e polvere di mattone e le finestre erano decorate da strisce bianche. Questo lo si sa per certo, quel che ancora si studia è se davvero la chiesa ha girato su sè stessa. L’ipotesi sulla quale si lavora è che la basilica medievale avesse la facciata rivolta ad ovest e poi in epoca rinascimentale i rifacimenti ruotarono di 90 gradi la costruzione realizzando una nuova facciata.
Ma la ricerca più affascinante è quella che dà la caccia al mausoleo dei re longobardi che pare nascondersi proprio in quell’area: «Non sappiamo se era una sola costruzione o si trattava di più cappelle – dice la docente dell’ateneo pavese – Sappiamo però che nel decimo secolo Adelaide fonda il monastero e in quel luogo c’era già una chiesa con una coppia di campanili».
Uno dei campanili potrebbe essere nell’abside dell’attuale basilica, visto che pare esserci un basamento proprio di un campanile e ciò confermerebbe il mantenimento dell’area sacra nella costruzione della nuova chiesa. Vanno fatti però scavi e ricerche per dimostrarlo.
Così come occorre dimostrare il racconto di un pavese che nelle sue memorie ricorda che a una profondità notevolissima trovò una tomba. Lì le ipotesi che si tratti del mausoleo longobardo si farebbero più che concrete e se le ricerche riuscissero a dimostrarlo Pavia avrebbe finalmente quella testimonianza longobarda che manca alla città che fu capitale del regno.
Certezze storiche ce ne sono già invece nel grande chiostro, bellissimo anche nel suo degrado. Figuriamo prima del ’400 quando era tutto ornato da decorazioni in cotto, aveva porte scolpite e con raffinate sculture. Ed erano opere d’arte, visto che a lavorarci erano stati gli stessi artigiani che avevano operato alla Certosa e a San Teodote.
Lo dimostrano alcuni conci che sono stati realizzati con i medesimi stampi. Lì le finestre un tempo erano diverse, non più alte e rettangolare ma monofore minuscole. Maestosa doveva essere la sala del capitolo che sul chiostro si affaccia. Una sala imponente e completamente affrescata. Anche il chiostro era tutto in cotto con strisce bianche e con ogni probabilità aveva tondi affrescati.
Così come era affrescato il refettorio, uno spazio enorme dove nelle scrostature dell’intonaco si intravedono i disegni. Raffigurano l’ultima cena, almeno stando a una vecchia foto scattata da Chiolini. Sappiamo che è stato commissionato da Bartolomeo Beccaria diventato don Tommaso che donò 500 denari per la pittura e altri mille per gli armadi della sacrestia.
Tutt’attorno ci sono stabili antichi, edifici di epoche successive, enormi cortili. «Qui occorrerebbe creare una scuola di restauro all’aperto in modo che tutti possano vedere gli esperti al lavoro, Qui si potrebbero riunite i tanti centri universitari pavesi per la conservazione, così come qui potrebbe nascere un istituto tecnico professionale per l’artigianato specializzato nella conservazione. Ma questo è il mio sogno», dice Mazzilli uscendo dal monastero che domani si illuminerà e aprirà le porte ai pavesi.
Linda Lucini
lunedì 17 ottobre 2016
Il Bucintoro e le Carrozze Regali
La Scuderia Juvarriana - uno degli spazi architettonici più imponenti della Venaria e del barocco europeo- completa il percorso di visita della Reggia dedicato al Teatro di Storia e Magnificenza della dinastia sabauda.
All’interno è esposto lo splendido Bucintoro, fatto realizzare a Venezia da Vittorio Amedeo II fra il 1729 e il 1731, oggi unico esemplare originale rimasto al mondo, presentato in un allestimento spettacolare completamente nuovo ed inedito che prevede filmati didattici, luci e musiche originali, con la celebre imbarcazione “armata” per intero con albero, remi e vele.
Insieme si ammirano anche alcune fra le più sontuose carrozze di gala utilizzate dai Savoia fra Sette e Ottocento, tra cui la Berlina dorata, commissionata da Vittorio Emanuele II, asceso al trono d’Italia.
Bucintoro e Carrozze sono raccontate in un unico affascinante percorso in quanto capolavori integranti e rappresentativi delle attività della Regia Scuderia a Corte, intese come alte funzioni preposte agli spostamenti del Sovrano e del suo seguito.
Si tratta, nel complesso, di una mostra permanente imperdibile sia per il valore eccezionale delle opere esposte con soluzioni scenografiche moderne e di effetto straordinario, sia per comprendere meglio la storia della Reggia, del suo territorio, della dinastia che l’ha governato, e di un’epoca che insieme rappresentano.
Informazioni Evento:
Data Inizio: 07 marzo 2015
Data Fine: 31 dicembre 2016
Prenotazione:Facoltativa
Luogo: Venaria Reale, Scuderia Juvarriana della Reggia, e altri luoghi
Indirizzo: Piazza della Repubblica, 4
Città: Venaria Reale
Provincia: TO
Regione: Piemonte
Orario:
Telefono: 011 4992333
E-mail: prenotazioni@lavenariareale.it

