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martedì 7 novembre 2017

L'altro rinascimento


In occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, si apre domenica 10 settembre prossimo la mostra-dossier dedicata all'eccezionale collezione di manoscritti miniati ebraici provenienti dalla biblioteca dei duchi d'Este.
La mostra, organizzata e promossa dalle Gallerie Estensi, si avvale anche di alcuni preziosi prestiti dalla Biblioteca Palatina di Parma e dall'Archivio Storico del Comune di Modena. Viene in questo modo presentata al pubblico un'accurata selezione di oltre venti manoscritti miniati fra il XIII e il XVIII secolo, con particolare attenzione al Rinascimento ferrarese e ai rapporti intercorsi fra la corte estense e l'attiva comunità ebraica locale.
Strutturata in cinque sezioni tematiche, la mostra - che espone, tra gli altri, capolavori come due bibbie “catalane” di inizio Trecento - sarà corredata da un ricco apparato didascalico che permetterà al visitatore di ripercorrere cinque secoli di storia della miniatura ebraica.
Obiettivo della mostra è quello di permettere a un vasto pubblico di visitatori di ripercorrere le vicende della presenza ebraica in territorio emiliano e, contemporaneamente, fornire agli specialisti spunti per ulteriori indagini sulla cultura visiva locale. Il Rinascimento ferrarese, i rapporti di alcune importanti famiglie ebraiche con la corte, la dialettica fra acculturazione e conservazione della propria identità religiosa sono i temi che caratterizzano l'esposizione.

Medioevo Fantastico




A Palazzo Ducale di Gubbio dal 27 settembre al 14 gennaio 2018 (con orario 8.30-19.30) mostra dedicata al costume medievale nel cinema. Nel salone d’onore sono, infatti, esposti alcuni degli abiti ideati da Gianna Gissi per il film Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno (1984) di Mario Monicelli e da Danilo Donati per La cintura di castità (1967) di Pasquale Festa Campanile. Appartenenti alla collezione “Gelsi Costumi d’Arte”, testimoniano la creatività di due tra i maggiori costumisti italiani del Novecento. Gianna Gissi, nata in Croazia nel 1943, approda da bambina a Roma dove frequenta i corsi di storia del costume presso l’Accademia di Costume e Moda. Dopo i primi anni come assistente in diverse produzioni cinematografiche, inizia il suo lavoro di costumista firmando gli abiti di capolavori come Il Postino (1994) di Massimo Troisi. È premiata con il David di Donatello e il Nastro d’Argento per Il Marchese del Grillo (1981) e, sempre con il David di Donatello, per Porte aperte (1990). È autrice nel 1998 del libro Vestire un film. Costumi e scenografie del cinema, un vademecum per esperti del settore. Studio dell’epoca e impatto visivo dei costumi sono alcuni dei capisaldi dell’artista; princìpi che trovano applicazione anche negli stupendi abiti, qui esposti, creati per raccontare le goffe disavventure di Bertoldo, Marcolfa, Bertoldino e Cacasenno alle prese con il re Alboino. I costumi, indossati da interpreti tra i più amati del cinema italiano, quali Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Lello Arena, riflettono non solo l’immaginaria ambientazione medievale nella quale sono calati i protagonisti, ma esibiscono anche la contrapposizione tra il pomposo mondo dei cortigiani e quello semplice dei contadini. Danilo Donati, scomparso nel 2001 a settantacinque anni, muove i primi passi nella Scuola d’Arte di Porta Romana a Firenze. La sua prima collaborazione teatrale è con Luchino Visconti, ma si afferma nel 1959 con i costumi per La grande guerra di Mario Monicelli. Ottiene l’Oscar nel 1969 per agli abiti rinascimentali realizzati per Romeo e Giulietta dell’amico Franco Zeffirelli e nel 1977 per il film Il Casanova di Federico Fellini. Vincitore anche di un David di Donatello per Pinocchio (1994) di Roberto Benigni, Danilo Donati crea dei “sognanti costumi”, così come definiti dalla critica, anche per La cintura di castità. La vicenda comico-amorosa, ambientata durante le crociate medievali, vede protagonisti Boccadoro (Monica Vitti), il cavaliere Guerrando (Tony Curtis) e il Sultano Ibn-El-Rashid (Hugh Griffith) è sfondo perfetto per un’artista come Donati, creatore di abiti curati, eleganti e di grande effetto scenico.

Ambrogio Lorenzetti


La mostra rappresenta in realtà il culmine di un progetto scandito “in più tappe”, avviato nel 2015 con l'iniziativa Dentro il restauro e mirato ad una profonda conoscenza dell'attività dell'artista, ad una migliore conservazione delle sue opere e a favorirne l'avvicinamento da parte del pubblico. 
Con Dentro il restauro, realizzato grazie al contributo del MiBACT per Siena Capitale Italiana della Cultura 2015, sono state trasferite al Santa Maria della Scala alcune importanti opere dell'artista che necessitavano di indagini conoscitive, di interventi conservativi e di veri e propri restauri:  il ciclo di affreschi staccati della chiesa di san Galgano a Montesiepi e il polittico della chiesa di San Pietro in Castelvecchio a Siena (nell’occasione più correttamente ricomposto e riunito con l’originaria cimasa raffigurante il Redentore benedicente) sono stati allestiti in un cantiere di restauro ‘aperto’, fruibile dalla cittadinanza e dai turisti. I restauri sono proseguiti con l’apertura di altri due cantieri, il primo nella chiesa di San Francesco, volto al recupero degli affreschi dell’antica sala capitolare dei frati francescani senesi e l’altro nella chiesa di Sant’Agostino, nel cui capitolo Ambrogio Lorenzetti dipinse un ciclo di storie di Santa Caterina e gli articoli del Credo.


Il Capriccio e la Ragione. Eleganze del Settecento europeo


La mostra organizzata dalla Fondazione Museo del tessuto di Prato, si avvale del prestigioso contributo del Museo della Moda e del Costume delle Gallerie degli Uffizi, che presterà otto rari capi di abbigliamento maschili e femminili testimoni delle significative trasformazioni delle fogge nel Settecento. Partecipano alla costruzione di un percorso espositivo unico ed inedito sul secolo anche altre istituzioni pubbliche e private come il Museo Salvatore Ferragamo, il Museo Stibbert, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e il Museo Studio del Tessuto della Fondazione Ratti di Como.

venerdì 1 settembre 2017

Sulle tracce dei Longobardi

Basilica Autarena

Basilica Autarena

 Piazza Roma, 2 - 24045 Fara Gera d'Adda (BG)
Chiesa di San Salvatore

Complesso monastico di San Salvatore - Santa Giulia

 Via Musei, 81/bis - 25121 Brescia
Area archeologica del Capitolium

Area archeologica del Capitolium

 Via Musei, 57 - 25121 Brescia
Isola Comacina

Isola Comacina - Antiquarium

 Via Somalvico - 22016 Tremezzina, località Ossuccio (CO)
Castello di Pavia

Pavia Città

 Viale XI Febbraio, 35 (Castello Visconteo) - 27100 Pavia
Complesso basilicale di Santa Maria Maggiore

Complesso basilicale di Santa Maria Maggiore

 Via Castrovecchio, 2 - 27034 Lomello (PV)
Area archeologica di Castelseprio

Parco Archeologico e Antiquarium di Castelseprio

 Via Castelvecchio, 1513 - 21050 Castelseprio (VA)
Monastero di Torba

Monastero di Torba

 Via Stazione, 2 - 21040 Gornate Olona, frazione Torba (VA)
Necropoli longobarda di Arsago Seprio

Civico Museo Archeologico di Arsago Seprio

 Viale Vanoni, 20 - 21010 Arsago Seprio (VA)
Ex Monastero di Santa Maria Assunta

Monastero di Santa Maria Assunta

 Via Monastero - 21050 Cairate (VA)

Longobardi. Un popolo che cambia la storia


«Longobardi-Un popolo che cambia la storia»: è il titolo della mostra - l'evento culturale dell'anno per Pavia - che sarà aperta da venerdì 1 settembre fino al prossimo 3 dicembre nelle Scuderie del Castello Visconteo.
Giovedì 31 agosto è stata una fitta giornata di "anteprime": la presentazione alla stampa la mattina e l'inaugurazione a inviti nel tardo pomeriggio. 
Da venerdì la mostra sarà invece aperta al pubblico: poco meno di 100 giorni per celebrare un popolo di cui Pavia fu capitale.
Per dare le dimensioni di questa operazione, è sufficiente indicare alcuni numeri: quasi 100 i musei che hanno prestato le loro opere, 300 i pezzi esposti, 2 anni di lavoro preparatorio. 
Le otto sezioni della mostra, più due nelle sale soprastanti dei Musei civici, raccontano (in un allestimento insolito, colorato e accattivante curato da Angelo Figus) due secoli di storia durante i quali Pavia fu capitale del Regno.
La presentazione della mostra è avvenuta alla presenza del sindaco Massimo Depaoli, dell'assessore alla cultura Giacomo Galazzo, dei curatori Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi, del direttore dei Musei Civici pavesi Susanna Zatti e anche dei responsabili dei musei dove dopo il 14 dicembre la mostra farà tappa, ovvero il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e l'Ermitage di S.Pietroburgo.
Sono 32 i siti e centri longobardi rappresentati, 17 i video originali e le installazioni multimediali, 58 i corredi funebri esposti. 
Tra le opere più interessanti in esposizione, il più antico dei codici contenete l'Editto di Rotari, le monete coniate dai singoli ducati, gli scheletri di cavallo e due cani dalla necropoli di Pogliano Veronese, i corni potori in vetro da Cividale e Castel Trosino e la spada longobarda simbolo della mostra.